di: Luca D’Albis
Parlare di un film di Was Anderson è come rammentare un vecchio gioco che si era soliti giocare nel periodo della fanciullezza e le sensazioni che ne conseguono: nostalgia, rammarico, divertimento, spensieratezza ecc. Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore non fa eccezione, presentandosi come un autentico gioiellino della commedia autoriale americana e come uno dei pilastri della filmografia del regista americano.
Tuttavia sarebbe un increscioso errore classificare la pellicola come una semplice commedia: essa è qualcosa di più. Maggiormente identificabile come un dramma adolescenziale camuffato da fiaba, che illustra con calda freddezza il passaggio della pubertà e dell’impacciata inettitudine degli adulti di fronte a questo cambiamento fisico e mentale.
Interessante come Anderson dipinga la componente giovanile del film con una maggiore maturità rispetto a quella adulta. Il capo-scout Ward (un grande Edward Norton) e i coniugi Bishop, genitori si Suzy, (dei magnifici Bill Murray e Frances McDormand), così come il capitano della polizia Sharp (Bruce Willis) si comportano in modo infantile, bambinesco, puerile, dimostrando di non essere in grado di gestire le situazioni.
Come nella maggior parte dei film precedentemente girati, Anderson dimostra di avere particolarmente a cuore la tematica del rapporto genitori/figli: il giovane Sam soffre della mancanza di una figura genitoriale e passa da un tutore all’altro per via del suo carattere difficile e introverso, mentre Suzy non riesce a creare un rapporto di dialogo con i propri genitori, finendo per essere incompresa.
Uno degli elementi stilistici del film è il fatto di essere una convergenza di diverse forme d’arte, inglobate nella pellicola e posizionate, incastrate, organizzate come un grande Puzzle: pittura, musica (meravigliosa la traccia di The Young Person’s Guide to the Orchestra di Britten che accompagna i titoli di testa con la voce di un bambino che presenta), teatro e letteratura coesistono come massima espressione della realtà. Ciò dimostra come Anderson, più di altri della sua generazione, possieda una visione orientata a 360°, capace di utilizzare il cinema non solo come un semplice strumento dell’arte bensì come catalizzatore di tutte le arti.
Oltre ad essere un esteta del cinema postmoderno, è doveroso riconoscere ad Andrson una sorprendente abilità nel gestire gli attori: la prova del cast è incredibile, a partire dai due giovani debuttanti che interpretano i protagonisti, Jared Gilman e Kara Hayward, che dimostrano una grande professionalità nella loro interpretazione.
Sempre affascinante come Anderson giochi con il film, adottando una regia ludica fatta di movimenti di macchina che riprendono gli interni come se fossero delle enormi “case delle bambole” e le prospettive dall’alto sugli oggetti che danno allo spettatore un senso di immedesimazione e di presenza all’interno della scena.
Così come alla 65° mostra del cinema di Cannes (di cui è stato il film d’apertura) ha sorpreso il pubblico della Croisette, Moonrise Kingdom – Una storia d’amore sorprende anche adesso all’uscita nei cinema, presentando un estetica che trascende la realtà senza tuttavia tralasciare quegli aspetti crudi che la vita propone.
Non posso fare a meno di consigliarlo, anche perché penso con certezza che Moonrise Kingdom, insieme a I Tenenbaum, possa essere considerato uno dei capolavori del regista.
Voto: 8
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