lunedì 12 novembre 2012

RECENSIONE “TED”

di Luca D’Albis

Tutti noi, almeno una volta in tenera età, abbiamo sognato fortemente che il nostro peluche preferito perdesse quello stato d’immobilità in cui è relegato per prendere vita e giocare con noi. Ma cosa succederebbe se ciò accadesse realmente?
Una possibile e… personale risposta, prova a darcela Seth MacFarlane creatore de I Griffin qui al suo debutto come regista, narrandoci una fiaba dai toni cartooneschi che rimane tuttavia fedele allo stampo grottesco, demenziale e Politically Uncorrect che caratterizzano le sue serie animate.
Pensato in principio come una serie a cartoni animati, Ted racconta la storia di John (Mark Wahlberg) che, la notte di Natale del 1985, esprime il desiderio che il suo orsacchiotto Ted potesse prendere vita. Il suo desiderio magicamente si avvera. Tuttavia Ted, all’apparenza tenero e coccoloso, è in realtà trasgressivo, volgare e immaturo, sempre pronto a trascinare John in qualche follia. Ciò porterà non poche difficoltà a John, soprattutto se vuole mantenere un rapporto stabile con la sua fidanzata Lori (Mila Kunis).
In questa commedia per adulti che in fondo vorrebbero, come il protagonista, rimanere dei bambinoni, degli eterni Peter Pan all’interno di un Isola che non c’è artificiale, MacFarlane spoglia l’orsacchiotto della sua immagine originaria di purezza e semplicità per dare forma e voce (è lui a doppiare Ted in originale) a una versione dissacrante, incontrollabile, non convenzionale ed estranea alla consueta forma di balocco.
Più che sulla storia, si può dire che Ted è un film che vive sul citazionismo più spudorato: dagli elementi più semplici e scenografici come poster di film famosi o programmi televisivi, a camei di spessore come Ryan Reynolds, Tom Skerritt, Norah Jones e, soprattutto, Sam J. Jones.
Soddisfacente è la prova di Mark Wahlberg e di Mila Kunis che si prestano bene alla farsa e formano insieme a Ted/MacFarlane un triangolo comico dalla buona alchimia.
Pur avendo momenti di spassosa comicità, il film tende a delineare il profondo limite che separa l’animazione dal Live-Action, e il cinema dalle serie televisive. MacFarlane, probabilmente troppo abituato allo schema seriale ed episodico della TV, non riesce a stabilizzare la pellicola per tutti i cento minuti, causando non poche lacune, soprattutto nella parte centrale.
Forse il più grande difetto del film è che non riesce ad esorcizzare quel senso di Déjà vu che aleggia per tutta la durata, dando allo spettatore la sensazione di assistere ad una lunga puntata de I Griffin o di American Dad. Inoltre, spesso, sembra quasi che Ted rimpianga il fatto di non poter essere un cartone animato e, di conseguenza, non possedere quelle possibilità quasi illimitate che caratterizzano i personaggi dei Cartoon.
Tuttavia il film, con il suo tratto “demenziale” ma allo stesso tempo intellettuale diverte e non sono pochi i momenti in cui sono spontanee delle sonore risate, soprattutto se si riescono a cogliere quelle “strizzate d’occhio” che il regista ci rivolge con dissacrante ironia. Perciò non me la sento di non consigliarlo, soprattutto a tutti coloro che amano il tocco tagliente, satirico e scorretto di MacFarlane.


Voto: 6

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