lunedì 3 dicembre 2012

RECENSIONE “LAWLESS”

di Luca D’Albis

Nel 1931, in pieno proibizionismo, i tre fratelli Bondurant, Howard (Jason Clarke), Forrest (Tom Hardy) e Jack (Shia LaBeouf) sono i più astuti e abili contrabbandieri di alcolici della contea di Franklin, in Virginia, e vivono nella leggenda di essere invincibili e di poter vivere in eterno.
Tutto è destinato a cambiare con l’arrivo del nuovo procuratore distrettuale e del suo viscido e luciferino vice-sceriffo Charlie Rakes (Guy Pearce) che cercheranno con ogni mezzo, anche quello più subdolo e illegale, di sopprimere il mercato clandestino di alcolici e di mettere i bastoni tra le ruote ai fratelli Bondurant. A questo punto, la linea che separa i buoni dai cattivi non sarà più così definita.
Presentato in concorso al festival di Cannes 2012, l’ultimo lavoro del regista australiano John Hillcoat, tratto dal romanzo La contea più fradicia del mondo, si mostra come una fiaba dai toni cupi, feroci e selvaggi, dove la risolutezza di tre fratelli si deve scontrare con la crudezza di un ambiente nel quale la presenza della legge non è contemplata se non quella della sopravvivenza del più forte.
Nella struttura basica Lawless attinge molto dalle precedenti opere del regista: come nel western La proposta i protagonisti sono tre fratelli e come nel post-apocalittico The Road è presente una riflessione sul concetto di bene e male all’interno di un contesto selvaggio. Ma il tema principale che lega tutte e tre le pellicole è la figura della famiglia, e più precisamente della compattezza della famigli di fronte alle avversità.
Anche se mediamente godibile, il film soffre di una sceneggiatura molto sciatta che fatica a rimanere stabile fino alla fine e, nonostante il fascino di alcune scene, la struttura complessiva sembra essere disconnessa, confusionaria e irregolare. Hillcoan tenta con goffaggine di inserire elementi che vorrebbero essere d’effetto ma che portano solamente a confondere lo spettatore.
La prova recitativa del cast è complessivamente accettabile, se non fosse per l’inespressività di Shia LaBeouf, totalmente spaesato all’interno del contesto. Nonostante ciò, si può apprezzare la presenza di un Tom Hardy in forma, di una bella e brava Jessica Chastain, di un ottimo Gary Oldman, anche se purtroppo viene ritagliato poco spazio al suo personaggio, e soprattutto di un ottimo Guy Pearce che con il suo vice-sceriffo Rakes da viso e movenze a un personaggio fuori dagli schemi e ben costruito.
Ci si sarebbe aspettati qualcosa di più interessante dal regista di The Road, considerando come abbia dimostrato in passato di sapersi muovere con abilità nel cinema di genere, tuttavia il risultato finale si è rivelato insoddisfacente: un prodotto postmoderno che si impantana nel genere stesso.
Si spera che in futuro Hillcoat sappia proporci un film più consono alle sue qualità, capace di ridarci quel senso di desolazione che si è provato durate la visione di The Road.


Voto: 5 

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